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		<title>Powered by Joomla!</title>
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		<title>preso da ilmattino.it</title>
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		<description>NAPOLI (30 gennaio) - Si &amp;egrave; confidato con una guardia del penitenziario, quando non ne poteva pi&amp;ugrave;: un segreto agghiacciante. Ha raccontato le torture cui &amp;egrave; stato sottoposto per giorni, nel carcere minorile di Nisida a Napoli. Stuprato, vessato, umiliato con atroce violenza da tre detenuti. Un quarto faceva il palo. Lo costringevano a ballare nudo. Gli mettevano la testa nel gabinetto e scaricavano. Gli imponevano prestazioni sessuali.   Episodi che si sono ripetuti in una delle strutture modello del Suditalia, per la rieducazione dei giovani criminali. Il direttore del carcere, Gianluca Guida, non perde la calma commentando questi fatti e invita alla cautela, in attesa degli esiti delle indagini, assicurando che sono stati presi tutti i provvedimenti necessari per garantire la sicurezza degli altri ragazzi.   Alcuni dei responsabili sono gi&amp;agrave; stati trasferiti altrove. Con la lucidit&amp;agrave; di chi conosce molto bene ogni aspetto di un lavoro amarissimo, a contatto ogni giorno con chi inizia a delinquere praticamente da bambino, Guida sottopone due elementi cruciali all&amp;#39;analisi: il sovraffollamento e la circostanza che in un carcere minorile convivano veri adolescenti e &amp;laquo;giovani-adulti&amp;raquo;, per legge.  Oggi a Nisida ci sono 51 ragazzi e 9 ragazze; sulle carte la capienza della struttura prevede la met&amp;agrave; delle persone. &amp;laquo;Il carcere &amp;egrave; tarato su 32 posti per ragazzi e 12 per ragazze - dice il direttore - Negli ultimi due anni siamo arrivati anche a raggiungere il picco di 60&amp;raquo;.  Numeri denunciati da tempo agli organi competenti. &amp;laquo;Questo comporta che in una camera in cui dovrebbero dormire 3 persone - continua -, si sia costretti a farcene convivere fino a cinque&amp;raquo;. Non basta. La legge consente ai ragazzi di rimanere nel carcere minorile fino ai 21 anni. E per Guida &amp;laquo;sarebbe opportuno poter applicare in modo pi&amp;ugrave; flessibile la legge su questo punto&amp;raquo;.  Il direttore del dipartimento di Giustizia minorile di Campania e Molise, Sandro Forlani, gli d&amp;agrave; ragione e premette che Nisida &amp;egrave; una &amp;laquo;struttura modello, esemplare per la modernit&amp;agrave; dei percorsi di rieducazione, nota soprattutto per le iniziative positive che promuove continuamente&amp;raquo;.  &amp;laquo;In un carcere minorile - spiega poi - arrivano anche ragazzi che hanno gi&amp;agrave; conosciuto la realt&amp;agrave; del penitenziario degli adulti&amp;raquo;. &amp;laquo;Se commettono un reato oltre i 18 anni - spiega -, vanno a Poggioreale. Poi magari diventa esecutiva l&amp;#39;ordinanza per un reato commesso da minori, e vengono portati a Nisida. Questo contatto pu&amp;ograve; snaturare l&amp;#39;impegno nei confronti della adolescenza&amp;raquo;.   Non manca per&amp;ograve;, anche in questa storia di violenza, un seme di speranza: la reazione degli altri giovanissimi detenuti. &amp;laquo;I ragazzi hanno preso una posizione netta e forte in difesa del loro compagno&amp;raquo;, sottolinea Guida. Escludendo, infine, che le violenze possano aver riguardato anche altri ragazzi, ribadisce: &amp;laquo;Sono gi&amp;agrave; stati presi dei provvedimenti sia sotto il profilo sanzionatorio-disciplinare, nei confronti di chi &amp;egrave; stato responsabile di questi episodi, sia a tutela dei ragazzi che oggi sono ancora in carcere&amp;raquo;. </description>
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		<title>Torturato e stuprato a Nisida</title>
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		<title>Festa della Befana</title>
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		<title>Il Ministro Alfano a Nisida</title>
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		<description>Il ministro della Giustizia Angelino Alfano fa tappa a Napoli per incontrare i ragazzi del carcere minorile di Nisida e per partecipare ad un convegno sulla riforma del processo civile a Pompei. In un periodo di tensione in cui il governo &amp;egrave; pronto a varare una riforma del sistema giudiziario che ha spaccato in due il paese, il ministro prontamente risponde. Poi si &amp;egrave; sofferma sulla struttura per minori di Nisida che &amp;egrave; un esempio perch&amp;eacute; consente di immaginare un futuro per i ragazzi. L&amp;rsquo;idea di fondo presentata dal ministro &amp;egrave; quella di assicurare un lavoro a chi entra nelle carceri, insegnando ai ragazzi un lavoro che consenta all&amp;rsquo;uscita dall&amp;rsquo;istituto di avere una strada diversa da quella brutta che li ha portati a Nisida. Ascoltiamo nuovamente il ministro&amp;hellip; ofu707RDpk4</description>
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		<title>Fuga dal carcere di Airola, preso Brunetti: è condannato per omicidio</title>
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		<description>NAPOLI (24 novembre ) - La squadra mobile partenopea, coordinata dal primo dirigente Vittorio Pisani, ha bloccato all&amp;#39;alba Manuel Brunetti, 18enne napoletano, evaso dal carcere di Airola (Benevento) il 26 ottobre. Le incessanti ed articolate indagini, condotte dai poliziotti coordinati dal vicequestore Massimo Sacco, hanno consentito di individuare il fuggitivo nel Villaggio Coppola Pinetamare, in viale delle Camelie nei pressi di un&amp;#39;abitazione dove Brunetti aveva trovato rifugio.  L&amp;#39;operazione all&amp;#39;alba. Gli agenti della squadra mobile, dopo giorni di appostamenti, sono riusciti a giungere alla localizzazione del rigugio di Brunetti. Dalla tarda serata di ieri, luned&amp;igrave;, &amp;egrave; iniziato un lungo appostamento, con diverse pattuglie, nell&amp;#39;area compresa tra la Darsena di Castel Volturno e viale delle Camelie, nel villaggio Coppola Pinetamare. Gli agenti appostati in zona Darsena hanno dato l&amp;#39;allarme quando hanno scorto, nei pressi di un pub, 3 autovetture (una Daewoo matiz, una Fiat Punto ed una Mercedes Smart) giunte a tutta velocit&amp;agrave; e che hanno proseguito verso l&amp;rsquo;interno del villaggio Coppola in direzione della localit&amp;agrave; Fontanablu. Le 3 vetture, giunte in viale delle Camelie, si sono fermate all&amp;#39;altezza di unha costruzione contrassegnata dai numeri civici 24-25, rimanendo con il motore avviato. Pochi minuti dopo, da quella costruzione &amp;egrave; uscito un giovane, Manuel Brunetti, appunto, che &amp;egrave; subito entrato nella Smart, alla cui guida vi era una donna. Dalla Daewoo, fermata al centro del Viale, sono discesi quattro giovani che si sono disposti a quadrilatero, tipo guardie del corpo, osservando a 360 gradi l&amp;rsquo;intera zona. Gli occupanti delle vetture si sono accorti dei movimenti di avvicinamento dei poliziotti e hanno tentato la fuga in direzioni diverse. La copertura di tutte le possibili vie di fuga, disposta dal vicequestore Massimo Sacco, ha consentito di bloccare le autovetture dopo circa 300 metri. Brunetti &amp;egrave; stato arrestato e gli altri sei occupanti sono stati denunciati, in stato di libert&amp;agrave;, per favoreggiamento personale. Un settimo, S.P. minorenne, &amp;egrave; stato arrestato perch&amp;eacute; latitante: deve espiare la pena di un anno e sei mesi di reclusione per rapina.   Il primo a essere ripreso, dopo la fuga dal carcere minorile di Airola fu Giovanni Favarolo (http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=78191 sez=NAPOLI), 19 anni. Nella serata del giorno successivo all&amp;#39;evasione fu bloccato nella zona di San Giovanni a Carbonara, nel centro storico di Napoli. Il giovane, che doveva scontare una pena fino al 29 dicembre, disse di essersi allontanato dal carcere per un amore non corrisposto. Figlio di un pregiudicato che risiede a Recale, nel Casertano, Favavorolo era stato arrestato a settembre dai carabinieri per detenzione abusiva di coltello. Prima dell&amp;#39;arresto viveva nel quartiere di Ponticelli con una nonna.   Altri due dei quattro evasi, Marcello Picardi e Giuliano Landieri, furono arrestati (http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=78439 sez=CAMPANIA) dalla polizia penitenziaria a San Giorgio al Cremano. I due detenuti si trovavano nell&amp;#39;abitazione della famiglia di Picardi. A bloccarli sono stati gli stessi agenti in forza all&amp;#39;istituto penitenziario minorile di Airola. Sia Picardi che Landieri furono ricondotti nuovamente nell&amp;#39;istituto minorile di pena di Airola.  L&amp;#39;evasione preceduta da una finta sommossa. Il 26 ottobre, approfittando della pausa cena, i quattro detenuti riuscirono a immobilizzare due guardie carcerarie nel refettorio, aggredendole con pugni al volto. Impossessatisi delle chiavi di uno degli agenti di custodia, i quattro uscirono dal portone e s&amp;#39;impadronirono di un&amp;#39;auto, una Lancia Musa. Percorsero pochi metri: l&amp;#39;antifurto satellitare blocc&amp;ograve; la vettura. I quattro allora bloccarono un&amp;#39;Alfa 156. L&amp;#39;autista venne scaraventato fuori dall&amp;#39;abitacolo con violenza. Nella mattinata successiva la 156 venne ritrovata nei pressi di Torre del Greco.  Manuel Brunetti, era in carcere per omicidio, ed &amp;egrave; ora indagato per evesione e rapina pluraggravata. Il delitto risale al mese di gennaio: nella notte tra il 16 e il 17, a pochi metri da Castelcapuano, la guardia giurata Umberto Concilio, venticinquenne, rest&amp;ograve; vittima di un&amp;rsquo;aggressione. Fu ferito in maniera gravissima durante il suo giro di ispezione tra banche e negozi del quartiere. Concilio mor&amp;igrave; il giorno dopo al Loreto Mare. Sei mesi pi&amp;ugrave; tardi l&amp;rsquo;arresto di un giovane che aveva fatto parte del commando: Manuel Brunetti, ancora minorenne all&amp;rsquo;epoca dei fatti. Dalle indagini &amp;egrave; risultato che la violenza si era scatenata dopo un tentativo di rapina durante il quale i banditi volevano impossessarsi della pistola del vigilante. </description>
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