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PARLANO I GIORNALI
mercoledì 02 settembre 2009
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 02 settembre 2009 )
 
AGENTI AGGREDITI ALL'IPM DI NISIDA
lunedì 31 agosto 2009
ULTIM'ORA:AGENTI AGGREDITI ALL'IPM DI NISIDA (NA) DURANTE LA CHIUSURA DEI DETENUTI ALL'INTERNO DEI REPARTI IN UNA STANZA VI ERANO 2 DETENUTI CHE ERANO IN ATTESA DI DECISIONI SUPERIORE PERCHE' TROVATI POSITIVI ALL'ESAME TOSSICOLOGICO,VENIVA PORTATO A LORO IL MANGIARE NELLA CAMERA DA UN'ALTRO DETENUTO,IL COLLEGA NELL'APRIRE LA STANZA VENIVA AGGREDITO DAI DUE OCCUPANTI CON MAZZE DI SCOPA E VENIVA COLPITO AL CAPO ED AL BRACCIO, SUCCESSIVAMENTE I 2 SCAPPAVANO ED UNO DI LORO RAGGIUNGEVA LA LOCALE CUCINA E SI ARMAVA DI UN COLTELLO PER POI CORRERE VERSO L'ALTRO REPARTO E DURANTE IL TRAGITTO VENIVA FERMATO DA UN ALTRO COLLEGA CHE DURANTE LA COLLUTTAZIONE ANCHE LUI VENIVA COLPITO AD UN BRACCIO.I 2 DETENUTI VENIVANO BLOCCATI E FERMATI MENTRE I 2 AGENTI VENIVANO ACCOMPAGNATI AL LOCALE OSPEDALE S.PAOLO DOVE VENIVANO REFERTATI CON PROGNOSI UNO DI 25 GIORNI E L'ALTRO DI 8 GIORNI.
Ultimo aggiornamento ( martedì 01 settembre 2009 )
 
A NISIDA NON CE FUTURO...
giovedì 20 agosto 2009

imagesGabriella Lanzara è una sociologa di lunga esperienza ed è consulente del ministero di Giustizia. E’ la coordinatrice di ‘Nisida Futuro Ragazzi’, progetto nato nel 1995 da un’intesa tra il Comune di Napoli e il Ministero di Giustizia, che in circa quindici anni ha salvato dalla strada e dalle lusinghe della camorra circa quattrocento minori a rischio, avviandoli alle professioni di cuoco, scenotecnico, esperto di ceramiche, fotografo, guida naturalistica. Ma la dottoressa Lanzara non si dà pace perché, a dispetto della valenza sociale del progetto e degli ottimi risultati raggiunti, a settembre i corsi ricominceranno con poche certezze e molta precarietà. “E’ dal 2007 – rivela – che il Comune di Napoli non eroga i finanziamenti”. Il capitolo è prosciugato. Sulla carta delle delibere comunali ci sarebbero circa 147mila euro. Stanziati in parte dalla Regione in virtù di un’apposita legge, ma fermi e non materialmente accreditati.

Ebbene sì. Nella Campania famosa per aver disperso milioni in consulenze di dubbia utilità, per aver impiegato in passato più di un milione di 250mila euro nei corsi per ammaestrare veline, e dove si buttano 40mila euro per rifare il guardaroba degli chauffeur delle auto blu della giunta Bassolino con vestiti dai panni così scadenti che gli autisti si rifiutano di indossarli, non si riescono a raggranellare quei 147mila euro che la Lanzara stima appena “sufficienti per dare al progetto un minimo di tranquillità e di respiro”.

Intanto, da quasi tre anni gli insegnanti dei corsi di ‘Nisida Futuro Ragazzi’ non percepiscono un euro e vanno avanti per puro spirito di volontariato. Sono finite anche le risorse extra raccolte grazie a uno spettacolo di beneficenza di Luca De Filippo, figlio ed erede degli insegnamenti del grande Eduardo De Filippo anche in questo slancio di generosità.

Eduardo, infatti, si era battuto come un leone per dare una speranza ai giovani napoletani emarginati, e da senatore a vita fu promotore delle iniziative grazie alle quali nacque il Dipartimento della Giustizia Minorile. Eduardo voleva bene ai ragazzi di Nisida, l’isolotto di Napoli dove ha sede l’istituto penitenziario minorile, e fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1984, ha predicato la realizzazione di ‘villaggi dei ragazzi’ come luoghi di bottega dove imparare un mestiere col quale vivere onestamente. Il suo appello venne raccolto nel 1987, con una legge regionale che istituì a Napoli e Benevento la realizzazione di due villaggi. Ci volle qualche altro anno per finanziare la legge e dare finalmente attuazione al progetto che, pur fisicamente allocato in laboratori di Nisida vicini al carcere, è estraneo alla gestione del penitenziario.

‘Nisida Futuro Ragazzi’ almeno all’inizio pareva viaggiare col vento in poppa. Protocolli roboanti, tagli di nastri, visite di presidenti della Repubblica, sorrisi e bei discorsi da dispensare a fotografi, telecamere e giornalisti. Nello stile dei primi anni di Bassolino sindaco di Napoli e del bassolinismo dilagante, dove ogni evento veniva ripreso, amplificato, ingigantito. Peraltro, la soddisfazione sbandierata era legittima. I fondi, infatti, c’erano, e con essi i risultati e un premio come uno dei migliori 100 progetti della pubblica amministrazione. Ottenuto impiegando poco più di 500 milioni delle vecchie lire nel 1993, e altri 150 mila euro strappati nei primi anni 2000. Senza nuotare nell’oro, con molta parsimonia e grazie anche all’aiuto di aziende private, associazioni professionali e di categoria, che hanno offerto le loro docenze a tariffe ultra scontate e hanno finanziato borse lavoro per i ragazzi più meritevoli, ‘Nisida Futuro Ragazzi’ è arrivato a organizzare cinque corsi professionali. Corsi che a pieno regime impegnano annualmente 45 giovani, dai 16 ai 21 anni. Giovani e giovanissimi segnalati dai servizi sociali o provenienti dalla cosiddetta ‘area penale’: detenuti di Nisida, ragazzi messi in prova, agli arresti domiciliari, affidati alle comunità. Ma la maggioranza dei corsisti sono ragazzi che non hanno commesso reati. “Il nostro – spiega la dottoressa Lanzara – è stato il primo progetto in Italia che si è mosso sul terreno della prevenzione e del recupero.

La nostra esperienza è stata poi ripresa anche in altre realtà del resto del Paese. Grazie ai nostri corsi, i ragazzi vengono assunti con contratti a tempo indeterminato. E diversi di loro tornano qui per fare gli insegnanti. E’ la soddisfazione più grande”. Ma ora il piatto piange. E il progetto potrebbe presto sbaraccare, con grande gioia della camorra che avrà qualche ragazzo in più da poter reclutare.

Vincenzo Iurillo

 
ALLARME ANCHE PER GLI ISTITUTI MINORILI
lunedì 17 agosto 2009
Bologna, 17 agosto 2009 - Due detenuti sono evasi oggi pomeriggio dal nuovo carcere minorile di Bologna. Si tratta di un ganese di 20 anni, condannato a scontare una pena in carcere fino al 2017 per violenza sessuale e di un altro straniero di 17 anni. I due hanno aggredito l’agente di servizio e si sono arrampicati sui container che erano presenti in cortile, per lavori.

A lanciare l’allarme sono, in una nota congiunta, il Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) e la Cgil. “Il carcere minorile di Bologna - spiegano i sindacati - nonostante sia in fase di ristrutturazione, ospita diversi detenuti. Pare assurdo - sottolineano - che l’amministrazione penitenziaria minorile, abbia deciso di volere aprire a tutti i costi la nuova struttura senza avere prima terminato i lavori di ristrutturazione e soprattutto senza avere inviato un adeguato numero di personale di polizia penitenziaria per garantire i livelli minimi di sicurezza dell’intera struttura”.


“Probabilmente i due evasi - spiegano i sindacati - hanno approfittato di due fatti contestuali: l’esiguo personale di polizia presente nella struttura, e le carenze strutturali del nuovo carcere, anche dovute al fatto che è in fase di ristrutturazione. Dalle informazioni che abbiamo ricevuto, pare infatti che in servizio ci fossero solamente 3 agenti, successivamente rinforzato con una quarta unità rimasta in servizio oltre il proprio turno di servizio, proprio perché nella struttura non era presente un numero adeguato di personale. A coordinare i quattro agenti, era stato assegnato un sovrintendente.

 I due detenuti hanno aggredito l’agente di servizio ai cortili passeggi, e successivamente, hanno scavalcato la recinzione metallica dei cortili dove i detenuti beneficiano di un periodo all’aria aperta, per poi scappare sui containers e impalcature presenti nella nuova struttura da quando sono iniziati i lavori di ristrutturazione”. Sulla vicenda i sindacati chiedono ora “per l’ennesima volta un incontro con il capo del dipartimento della giustizia minorile per aprire un tavolo di confronto sulle tante criticità che investono la struttura bolognese”.

 
L'Aquilone della memoria per le vittime delle mafie
giovedì 19 marzo 2009
Ultimo aggiornamento ( giovedì 19 marzo 2009 )
 
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ULTIM'ORA

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NAPOLI (24 novembre ) - La squadra mobile partenopea, coordinata dal primo dirigente Vittorio Pisani, ha bloccato all'alba Manuel Brunetti, 18enne napoletano, evaso dal carcere di Airola (Benevento) il 26 ottobre. Le incessanti ed articolate indagini, condotte dai poliziotti coordinati dal vicequestore Massimo Sacco, hanno consentito di individuare il fuggitivo nel Villaggio Coppola Pinetamare, in viale delle Camelie nei pressi di un'abitazione dove Brunetti aveva trovato rifugio. L'operazione all'alba. Gli agenti della squadra mobile, dopo giorni di appostamenti, sono riusciti a giungere alla localizzazione del rigugio di Brunetti. Dalla tarda serata di ieri, lunedì, è iniziato un lungo appostamento, con diverse pattuglie, nell'area compresa tra la Darsena di Castel Volturno e viale delle Camelie, nel villaggio Coppola Pinetamare. Gli agenti appostati in zona Darsena hanno dato l'allarme quando hanno scorto, nei pressi di un pub, 3 autovetture (una Daewoo matiz, una Fiat Punto ed una Mercedes Smart) giunte a tutta velocità e che hanno proseguito verso l’interno del villaggio Coppola in direzione della località Fontanablu. Le 3 vetture, giunte in viale delle Camelie, si sono fermate all'altezza di unha costruzione contrassegnata dai numeri civici 24-25, rimanendo con il motore avviato. Pochi minuti dopo, da quella costruzione è uscito un giovane, Manuel Brunetti, appunto, che è subito entrato nella Smart, alla cui guida vi era una donna. Dalla Daewoo, fermata al centro del Viale, sono discesi quattro giovani che si sono disposti a quadrilatero, tipo guardie del corpo, osservando a 360 gradi l’intera zona. Gli occupanti delle vetture si sono accorti dei movimenti di avvicinamento dei poliziotti e hanno tentato la fuga in direzioni diverse. La copertura di tutte le possibili vie di fuga, disposta dal vicequestore Massimo Sacco, ha consentito di bloccare le autovetture dopo circa 300 metri. Brunetti è stato arrestato e gli altri sei occupanti sono stati denunciati, in stato di libertà, per favoreggiamento personale. Un settimo, S.P. minorenne, è stato arrestato perché latitante: deve espiare la pena di un anno e sei mesi di reclusione per rapina. Il primo a essere ripreso, dopo la fuga dal carcere minorile di Airola fu Giovanni Favarolo, 19 anni. Nella serata del giorno successivo all'evasione fu bloccato nella zona di San Giovanni a Carbonara, nel centro storico di Napoli. Il giovane, che doveva scontare una pena fino al 29 dicembre, disse di essersi allontanato dal carcere per un amore non corrisposto. Figlio di un pregiudicato che risiede a Recale, nel Casertano, Favavorolo era stato arrestato a settembre dai carabinieri per detenzione abusiva di coltello. Prima dell'arresto viveva nel quartiere di Ponticelli con una nonna. Altri due dei quattro evasi, Marcello Picardi e Giuliano Landieri, furono arrestati dalla polizia penitenziaria a San Giorgio al Cremano. I due detenuti si trovavano nell'abitazione della famiglia di Picardi. A bloccarli sono stati gli stessi agenti in forza all'istituto penitenziario minorile di Airola. Sia Picardi che Landieri furono ricondotti nuovamente nell'istituto minorile di pena di Airola. L'evasione preceduta da una finta sommossa. Il 26 ottobre, approfittando della pausa cena, i quattro detenuti riuscirono a immobilizzare due guardie carcerarie nel refettorio, aggredendole con pugni al volto. Impossessatisi delle chiavi di uno degli agenti di custodia, i quattro uscirono dal portone e s'impadronirono di un'auto, una Lancia Musa. Percorsero pochi metri: l'antifurto satellitare bloccò la vettura. I quattro allora bloccarono un'Alfa 156. L'autista venne scaraventato fuori dall'abitacolo con violenza. Nella mattinata successiva la 156 venne ritrovata nei pressi di Torre del Greco. Manuel Brunetti, era in carcere per omicidio, ed è ora indagato per evesione e rapina pluraggravata. Il delitto risale al mese di gennaio: nella notte tra il 16 e il 17, a pochi metri da Castelcapuano, la guardia giurata Umberto Concilio, venticinquenne, restò vittima di un’aggressione. Fu ferito in maniera gravissima durante il suo giro di ispezione tra banche e negozi del quartiere. Concilio morì il giorno dopo al Loreto Mare. Sei mesi più tardi l’arresto di un giovane che aveva fatto parte del commando: Manuel Brunetti, ancora minorenne all’epoca dei fatti. Dalle indagini è risultato che la violenza si era scatenata dopo un tentativo di rapina durante il quale i banditi volevano impossessarsi della pistola del vigilante.

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