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lunedì 01 febbraio 2010 |
NAPOLI (30 gennaio) - Si è confidato con una guardia del penitenziario, quando non ne poteva più: un segreto agghiacciante. Ha raccontato le torture cui è stato sottoposto per giorni, nel carcere minorile di Nisida a Napoli. Stuprato, vessato, umiliato con atroce violenza da tre detenuti. Un quarto faceva il palo. Lo costringevano a ballare nudo. Gli mettevano la testa nel gabinetto e scaricavano. Gli imponevano prestazioni sessuali. Episodi che si sono ripetuti in una delle strutture modello del Suditalia, per la rieducazione dei giovani criminali. Il direttore del carcere, Gianluca Guida, non perde la calma commentando questi fatti e invita alla cautela, in attesa degli esiti delle indagini, assicurando che sono stati presi tutti i provvedimenti necessari per garantire la sicurezza degli altri ragazzi. Alcuni dei responsabili sono già stati trasferiti altrove. Con la lucidità di chi conosce molto bene ogni aspetto di un lavoro amarissimo, a contatto ogni giorno con chi inizia a delinquere praticamente da bambino, Guida sottopone due elementi cruciali all'analisi: il sovraffollamento e la circostanza che in un carcere minorile convivano veri adolescenti e «giovani-adulti», per legge. Oggi a Nisida ci sono 51 ragazzi e 9 ragazze; sulle carte la capienza della struttura prevede la metà delle persone. «Il carcere è tarato su 32 posti per ragazzi e 12 per ragazze - dice il direttore - Negli ultimi due anni siamo arrivati anche a raggiungere il picco di 60». Numeri denunciati da tempo agli organi competenti. «Questo comporta che in una camera in cui dovrebbero dormire 3 persone - continua -, si sia costretti a farcene convivere fino a cinque». Non basta. La legge consente ai ragazzi di rimanere nel carcere minorile fino ai 21 anni. E per Guida «sarebbe opportuno poter applicare in modo più flessibile la legge su questo punto». Il direttore del dipartimento di Giustizia minorile di Campania e Molise, Sandro Forlani, gli dà ragione e premette che Nisida è una «struttura modello, esemplare per la modernità dei percorsi di rieducazione, nota soprattutto per le iniziative positive che promuove continuamente». «In un carcere minorile - spiega poi - arrivano anche ragazzi che hanno già conosciuto la realtà del penitenziario degli adulti». «Se commettono un reato oltre i 18 anni - spiega -, vanno a Poggioreale. Poi magari diventa esecutiva l'ordinanza per un reato commesso da minori, e vengono portati a Nisida. Questo contatto può snaturare l'impegno nei confronti della adolescenza». Non manca però, anche in questa storia di violenza, un seme di speranza: la reazione degli altri giovanissimi detenuti. «I ragazzi hanno preso una posizione netta e forte in difesa del loro compagno», sottolinea Guida. Escludendo, infine, che le violenze possano aver riguardato anche altri ragazzi, ribadisce: «Sono già stati presi dei provvedimenti sia sotto il profilo sanzionatorio-disciplinare, nei confronti di chi è stato responsabile di questi episodi, sia a tutela dei ragazzi che oggi sono ancora in carcere». |
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 01 febbraio 2010 )
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Torturato e stuprato a Nisida |
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sabato 30 gennaio 2010 |
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Ultimo aggiornamento ( sabato 30 gennaio 2010 )
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Il Ministro Alfano a Nisida |
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sabato 28 novembre 2009 |
 Il ministro della Giustizia Angelino Alfano fa tappa a Napoli per incontrare i ragazzi del carcere minorile di Nisida e per partecipare ad un convegno sulla riforma del processo civile a Pompei. In un periodo di tensione in cui il governo è pronto a varare una riforma del sistema giudiziario che ha spaccato in due il paese, il ministro prontamente risponde. Poi si è sofferma sulla struttura per minori di Nisida che è un esempio perché consente di immaginare un futuro per i ragazzi. L’idea di fondo presentata dal ministro è quella di assicurare un lavoro a chi entra nelle carceri, insegnando ai ragazzi un lavoro che consenta all’uscita dall’istituto di avere una strada diversa da quella brutta che li ha portati a Nisida. Ascoltiamo nuovamente il ministro…
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 04 dicembre 2009 )
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Fuga dal carcere di Airola, preso Brunetti: è condannato per omicidio |
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martedì 24 novembre 2009 |
NAPOLI (24 novembre ) - La squadra mobile partenopea, coordinata dal primo dirigente Vittorio Pisani, ha bloccato all'alba Manuel Brunetti, 18enne napoletano, evaso dal carcere di Airola (Benevento) il 26 ottobre. Le incessanti ed articolate indagini, condotte dai poliziotti coordinati dal vicequestore Massimo Sacco, hanno consentito di individuare il fuggitivo nel Villaggio Coppola Pinetamare, in viale delle Camelie nei pressi di un'abitazione dove Brunetti aveva trovato rifugio. L'operazione all'alba. Gli agenti della squadra mobile, dopo giorni di appostamenti, sono riusciti a giungere alla localizzazione del rigugio di Brunetti. Dalla tarda serata di ieri, lunedì, è iniziato un lungo appostamento, con diverse pattuglie, nell'area compresa tra la Darsena di Castel Volturno e viale delle Camelie, nel villaggio Coppola Pinetamare. Gli agenti appostati in zona Darsena hanno dato l'allarme quando hanno scorto, nei pressi di un pub, 3 autovetture (una Daewoo matiz, una Fiat Punto ed una Mercedes Smart) giunte a tutta velocità e che hanno proseguito verso l’interno del villaggio Coppola in direzione della località Fontanablu. Le 3 vetture, giunte in viale delle Camelie, si sono fermate all'altezza di unha costruzione contrassegnata dai numeri civici 24-25, rimanendo con il motore avviato. Pochi minuti dopo, da quella costruzione è uscito un giovane, Manuel Brunetti, appunto, che è subito entrato nella Smart, alla cui guida vi era una donna. Dalla Daewoo, fermata al centro del Viale, sono discesi quattro giovani che si sono disposti a quadrilatero, tipo guardie del corpo, osservando a 360 gradi l’intera zona. Gli occupanti delle vetture si sono accorti dei movimenti di avvicinamento dei poliziotti e hanno tentato la fuga in direzioni diverse. La copertura di tutte le possibili vie di fuga, disposta dal vicequestore Massimo Sacco, ha consentito di bloccare le autovetture dopo circa 300 metri. Brunetti è stato arrestato e gli altri sei occupanti sono stati denunciati, in stato di libertà, per favoreggiamento personale. Un settimo, S.P. minorenne, è stato arrestato perché latitante: deve espiare la pena di un anno e sei mesi di reclusione per rapina. Il primo a essere ripreso, dopo la fuga dal carcere minorile di Airola fu Giovanni Favarolo, 19 anni. Nella serata del giorno successivo all'evasione fu bloccato nella zona di San Giovanni a Carbonara, nel centro storico di Napoli. Il giovane, che doveva scontare una pena fino al 29 dicembre, disse di essersi allontanato dal carcere per un amore non corrisposto. Figlio di un pregiudicato che risiede a Recale, nel Casertano, Favavorolo era stato arrestato a settembre dai carabinieri per detenzione abusiva di coltello. Prima dell'arresto viveva nel quartiere di Ponticelli con una nonna. Altri due dei quattro evasi, Marcello Picardi e Giuliano Landieri, furono arrestati dalla polizia penitenziaria a San Giorgio al Cremano. I due detenuti si trovavano nell'abitazione della famiglia di Picardi. A bloccarli sono stati gli stessi agenti in forza all'istituto penitenziario minorile di Airola. Sia Picardi che Landieri furono ricondotti nuovamente nell'istituto minorile di pena di Airola. L'evasione preceduta da una finta sommossa. Il 26 ottobre, approfittando della pausa cena, i quattro detenuti riuscirono a immobilizzare due guardie carcerarie nel refettorio, aggredendole con pugni al volto. Impossessatisi delle chiavi di uno degli agenti di custodia, i quattro uscirono dal portone e s'impadronirono di un'auto, una Lancia Musa. Percorsero pochi metri: l'antifurto satellitare bloccò la vettura. I quattro allora bloccarono un'Alfa 156. L'autista venne scaraventato fuori dall'abitacolo con violenza. Nella mattinata successiva la 156 venne ritrovata nei pressi di Torre del Greco. Manuel Brunetti, era in carcere per omicidio, ed è ora indagato per evesione e rapina pluraggravata. Il delitto risale al mese di gennaio: nella notte tra il 16 e il 17, a pochi metri da Castelcapuano, la guardia giurata Umberto Concilio, venticinquenne, restò vittima di un’aggressione. Fu ferito in maniera gravissima durante il suo giro di ispezione tra banche e negozi del quartiere. Concilio morì il giorno dopo al Loreto Mare. Sei mesi più tardi l’arresto di un giovane che aveva fatto parte del commando: Manuel Brunetti, ancora minorenne all’epoca dei fatti. Dalle indagini è risultato che la violenza si era scatenata dopo un tentativo di rapina durante il quale i banditi volevano impossessarsi della pistola del vigilante. |
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NISIDA, ACCADEMIA DEGLI ULTIPRIMI |
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martedì 10 novembre 2009 |
NISIDA, ACCADEMIA DEGLI ULTIPRIMI Un esempio di bella umanità da esportare. Di Nunziante MINICHIELLO Esempio di altissima civiltà potrebbe venire da semplice cambiamento di denominazione e da una meno facile impostazione di programma: Nisida, già sede di accademia aeronautica, eletta sede dell’Accademia degli ULTIPRIMI, con nuova insegna, con nuova prospettiva e con nuova divisa. Polizia penitenziaria integrata con specializzati docenti potrebbe cambiare le abitudini ed il futuro degli ospiti di Nisida ed orientare in modo completamente diverso le politiche di intervento nel settore della legalità relativa al mondo minorile e non. I giovani potrebbero essere interessati ad un futuro di riguardo ed abbandonare l’”educazione” da facile guadagno e da illegalità, verso cui sarebbero spinti pure da letteratura, illustrata da televisione nei minimi particolari, e dalla tradizione di chi gestisce la cosa pubblica: delitti e pene, così come interpretati, portano allo stato descritto dalla cronaca quotidiana, la quale chiarisce pure che prepotenza e cattive azioni non provengono solo dai quartieri, chi sa perché, lasciati nel degrado, e che la violenza è in continuo e costante aumento, nonostante le grandi manifestazioni, i tanti convegni, le solenni dichiarazioni ed i buoni intendimenti. Dunque minori avviati a case famiglia od a carceri per minorenni potrebbero optare per corsi di alta professionalità in accademia vera, dura perché da grandi obbiettivi: libera scelta e doveri da compiere con impegno ed entusiasmo, sotto l’occhio attento di motivati e preparati maestri, oltre che dei genitori e dei giudici tutelari, che favorirebbero la credibilità e la fruibilità del progetto, i cui frutti si vedrebbero da subito. Poi chiarezza di leggi, certezza di pena e rapidità di giustizia, naturali e costituzionali, creerebbero subito fiducia nello stato e nelle istituzioni e forte slancio nelle attività, cui la futura alta professionalità dei nuovi accademici porterebbe fresca linfa per continuare a migliorare la società, che, forte del diritto, non avrebbe bisogno di amicizie e di raccomandazioni per realizzare e per realizzarsi. L’intero sistema Italia, che, comincia a riscoprire patria, bandiera ed inno nazionale, avvertirebbe il sostanziale apporto del Sud alla costruzione della Nazione, una, libera, indipendente, pacifica, serena e stimata nel Mondo. La repressione, affidata agli slogan, tipo “non abbasseremo la guardia”, non fa impressione: mentre è da vagliare il successo della solidarietà, mai sperimentata verso categorie trascurate. Solidarietà è comprensione, è mano tesa con qualcosa da dare, non è debolezza, non è perdonismo, non à baratto e tanto meno compromesso, anzi è coraggio, è rispetto della persona e della tanto citata per quanto disattesa Costituzione. Lo stato, ossia i rappresentanti istituzionali e le istituzioni, diventerebbe punto di riferimento del cittadino, che, senza intermediari e raccomandazioni, in caso di necessità potrebbe rivolgersi direttamente per avere sollecito sostegno, in rispetto dall’articolo 2 della Costituzione, la quale dovrebbe essere conosciuta per essere attuata ed anche corretta, sempre però nell’interesse della intera comunità, la cui serenità è scopo principale di ogni serio e responsabile legislatore. L’esperimento di Nisida potrebbe essere preso ad esempio e potrebbe diffondere dappertutto la sicurezza, che ora si invoca, evitare a tanti giovani il calvario prescritto dal codice penale, alleggerire le carceri, migliorare i servizi affidati alle nuove competenze, incrementare la produttività in genere e migliorare la qualità della vita e l’immagine dell’Italia. Ragazzi e non, partiti ultimi, si troverebbero ai primi posti per professionalità e dirittura, liberando tanta umanità dal timore o dal terrore di scippi ed aggressioni e finendo campioni di legalità in una società che comincia ad evidenziare i suoi limiti in tutti i settori e quindi ad avere bisogno di capacità vere per poter aspirare a veri risultati, spesso ovviati con vanterie e fenomeni di facciata, che non la danno a bere più a nessuno: trattati di amicizia non escludono concorrenza e preparazione all’altezza delle esigenze del nuovo millennio, che, pur frastornato ed abbagliato dalla forma, alla fine premia ancora la buona e consistente sostanza. La comunità, che pure ha grosse responsabilità nei confronti dei deviati, eviti che i giovani da Nisida arrivino a Poggioreale: occasione di riscatto, pur tardiva, avvierebbe tanti giovani ad essere utili e non nocivi alla società, che paga a caro prezzo le sue leggerezze, le sue negligenze, le sue debolezze ed in sintesi i suoi vizi, in perenne contrasto con i suoi doveri, quali giustizia, istruzione, parità, sicurezza e tutte le altre prescrizioni contenute fin dall’inizio della Costituzione. Riuscirà completamente l’operazione, se non sarà considerata una delle tante opportunità per sistemare bene amici e parenti né uno dei soliti corsi di formazione né altro analogo progetto, ma sarà programmata e realizzata da subito come alta scuola, ove all’impegno risponderà la soddisfazione ed al merito seguirà il concreto riconoscimento ed ove l’allievo sarà e saprà di essere al centro di tutte le attenzioni. Un esempio di bella umanità da esportare. |
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Ultimo aggiornamento ( martedì 10 novembre 2009 )
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Sappe: Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria |
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