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EVASIONE DALL'IPM DI AIROLA (BN) PDF Stampa E-mail
lunedì 26 ottobre 2009

 

BENEVENTO (27 ottobre) - Quattro giovani detenuti presso il carcere minorile di Airola, in provincia di Benevento, tutti tra i 19 e 21 anni, sono evasi pochi minuti prima delle ore 20 di ieri. Hanno preso in ostaggio, nella sala refettorio, tre agenti penitenziari, ferendoli e poi rinchiudendoli in una stanza. Sulla evasione la procura della Repubblica di Benevento ha aperto un'inchiesta. Le indagini saranno portate avanti dai carabinieri mentre la polizia penitenziaria ne ha avviata un'altra interna. A distanza di dodici ore viene intanto ricostruita con maggiore precisione l'evasione dei quattro detenuti, tutti originari del napoletano.

Evitata una fuga di massa. «Se non ci fosse stato il tempestivo intervento di un agente penitenziario, oggi parleremmo di evasione di massa dall'Ipm di Airola», ha detto Eugenio Sarno, segretario della Uil Pa Penitenziari che in mattinata ha parlato al telefono con la direttrice dell'Istituto e con il Capo del Dipartimento della Giustizia Minorile, Bruno Brattoli. «Dopo la colluttazione al refettorio - spiega Sarno - alcuni detenuti impossessatisi delle chiavi hanno aperto le celle di una sezione. Il coraggio e la tempestività dell'agente, che ha fatto in tempo a chiudere il cancello di sbarramento, ha evitato che altri detenuti potessero evadere. Anche se c'è da sottolineare che alcuni, pur potendo, non hanno inteso evadere, attraverso la strada aperta loro dai quattro fuggiaschi».

«Purtroppo - ha aggiunto il sindacalista - un agente ha riportato un grave trauma facciale con la perdita di quattro denti a causa dei colpi ricevuti. Gli altri due sono in evidente stato di choc. Ho parlato con il Direttore della struttura e con il Capo del Dgm. Entrambi ho espresso le nostre preoccupazioni ma al tempo stesso la nostra vicinanza, avendo ben presente in quali difficoltà sono chiamati ad operare. Il fatto stesso che alle 20.00 di ieri sera erano solo cinque gli agenti in servizio la dice lunga sulle condizioni operative», conclude Sarno.

L'evasione è stata preceduta da una finta sommossa. Approfittando della pausa cena, i quattro detenuti sono riusciti ad immobilizzare due guardie carcerarie nel refettorio, aggredendole con pugni al volto. Impossessatisi delle chiavi di uno degli agenti di custodia, i quattro sono usciti dal portone e sono riusciti a impadronirsi di un'auto, una Lancia Musa. Percorrono pochi metri: grazie all'antifurto satellitare l'auto si blocca. I quattro scendono e bloccano un'Alfa 156. L'autista viene scaraventato fuori dall'abitacolo con violenza. I detenuti salgono e scappano via in un batter d'occhio. Sono immediatamente scattati i posti di blocco dei carabinieri in tutta la Valle Caudina e nelle province limitrofe. Dei quattro evasi, al momento, non si hanno notizie. Questa mattina è stata invece ritrovata nei pressi di Torre del Greco l'auto della fuga.

Uno dei quattro, Manuel Brunetti, è accusato di omicidio. Un delitto che risale allo scorso mese di gennaio e che suscitò particolare scalpore a Napoli. Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, a pochi metri da Castelcapuano, la guardia giurata Umberto Concilio, venticinquenne, restò vittima di un’aggressione. Ferito gravemente mentre faceva la ronda tra banche e negozi del quartiere, morì il giorno dopo al Loreto Mare. La rapina avvenne perchè i giovani si volevano impossessare della pistola della guardia giurata. Sei mesi più tardi l’arresto di un giovane che aveva fatto parte del commando: proprio Manuel Brunetti, ancora minorenne all’epoca dei fatti, e in attesa di giudizio.

Marcello Picardi, di Ponticelli, doveva lasciare il carcere nel 2023. Era stato condannato a 16 anni per l'omicidio di Umberto Improta, il 27 novembre del 2007 a San Giorgio a Cremano. Improta, imbianchino, fu vittima innocente in una rissa tra ragazzi di San Giorgio e coetanei di Ponticelli, tra i quali c'era anche il figlio del boss Sarno.

Giovanni Favarola, invece, doveva lasciare il carcere il 29 dicembre. Era stato condannato a tre mesi per detenzione di arma. Giuliano Landieri, infine, appartenente a una nota famiglia di spacciatori di Scampia, era stato condannato a 8 anni e sarebbe dovuto uscire nel 2015.

Il ministro Alfano ha inviato subito nel Sannio il capo del Dipartimento della Giustizia minorile Bruno Brattoli.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 04 dicembre 2009 )
 
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Falstaff. Un laboratorio napoletano13/10/2007 ore 18:00, Teatro San Ferdinando Negli spazi del San Ferdinando Mario Martone conduce, con la collaborazione di Renato Carpentieri, Anna Redi (che compaiono anche in veste di attori), Raffaele Di Florio e Alberto Ferraro, un laboratorio rivolto a giovani attori e un piccolo gruppo di ragazzi del laboratorio teatrale dell’Istituto Penitenziario Minorile dell’isola di Nisida. L’accostamento di Nisida al San Ferdinando non è una scelta casuale: Martone rende omaggio alla memoria di Eduardo De Filippo e al suo forte legame con questi due luoghi: da una parte il teatro che fu suo, comprato in macerie e ricostruito con fatica dopo la guerra, dall’altra quello progettato e realizzato all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni e che lo ha visto impegnato in prima persona nel riscatto dei ragazzi ospiti. Il laboratorio di Mario Martone si concentra sull’ambiguo rapporto tra Falstaff e i giovani che lo attorniano, e ne individua una naturale ambientazione in una città “teatro di guerra” come Napoli.

 {youtube}TyPHi8WNZEY{/youtube}BENEVENTO (27 ottobre) - Quattro giovani detenuti presso il carcere minorile di Airola, in provincia di Benevento, tutti tra i 19 e 21 anni, sono evasi pochi minuti prima delle ore 20 di ieri. Hanno preso in ostaggio, nella sala refettorio, tre agenti penitenziari, ferendoli e poi rinchiudendoli in una stanza. Sulla evasione la procura della Repubblica di Benevento ha aperto un'inchiesta. Le indagini saranno portate avanti dai carabinieri mentre la polizia penitenziaria ne ha avviata un'altra interna. A distanza di dodici ore viene intanto ricostruita con maggiore precisione l'evasione dei quattro detenuti, tutti originari del napoletano. Evitata una fuga di massa. «Se non ci fosse stato il tempestivo intervento di un agente penitenziario, oggi parleremmo di evasione di massa dall'Ipm di Airola», ha detto Eugenio Sarno, segretario della Uil Pa Penitenziari che in mattinata ha parlato al telefono con la direttrice dell'Istituto e con il Capo del Dipartimento della Giustizia Minorile, Bruno Brattoli. «Dopo la colluttazione al refettorio - spiega Sarno - alcuni detenuti impossessatisi delle chiavi hanno aperto le celle di una sezione. Il coraggio e la tempestività dell'agente, che ha fatto in tempo a chiudere il cancello di sbarramento, ha evitato che altri detenuti potessero evadere. Anche se c'è da sottolineare che alcuni, pur potendo, non hanno inteso evadere, attraverso la strada aperta loro dai quattro fuggiaschi». «Purtroppo - ha aggiunto il sindacalista - un agente ha riportato un grave trauma facciale con la perdita di quattro denti a causa dei colpi ricevuti. Gli altri due sono in evidente stato di choc. Ho parlato con il Direttore della struttura e con il Capo del Dgm. Entrambi ho espresso le nostre preoccupazioni ma al tempo stesso la nostra vicinanza, avendo ben presente in quali difficoltà sono chiamati ad operare. Il fatto stesso che alle 20.00 di ieri sera erano solo cinque gli agenti in servizio la dice lunga sulle condizioni operative», conclude Sarno. L'evasione è stata preceduta da una finta sommossa. Approfittando della pausa cena, i quattro detenuti sono riusciti ad immobilizzare due guardie carcerarie nel refettorio, aggredendole con pugni al volto. Impossessatisi delle chiavi di uno degli agenti di custodia, i quattro sono usciti dal portone e sono riusciti a impadronirsi di un'auto, una Lancia Musa. Percorrono pochi metri: grazie all'antifurto satellitare l'auto si blocca. I quattro scendono e bloccano un'Alfa 156. L'autista viene scaraventato fuori dall'abitacolo con violenza. I detenuti salgono e scappano via in un batter d'occhio. Sono immediatamente scattati i posti di blocco dei carabinieri in tutta la Valle Caudina e nelle province limitrofe. Dei quattro evasi, al momento, non si hanno notizie. Questa mattina è stata invece ritrovata nei pressi di Torre del Greco l'auto della fuga. Uno dei quattro, Manuel Brunetti, è accusato di omicidio. Un delitto che risale allo scorso mese di gennaio e che suscitò particolare scalpore a Napoli. Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, a pochi metri da Castelcapuano, la guardia giurata Umberto Concilio, venticinquenne, restò vittima di un’aggressione. Ferito gravemente mentre faceva la ronda tra banche e negozi del quartiere, morì il giorno dopo al Loreto Mare. La rapina avvenne perchè i giovani si volevano impossessare della pistola della guardia giurata. Sei mesi più tardi l’arresto di un giovane che aveva fatto parte del commando: proprio Manuel Brunetti, ancora minorenne all’epoca dei fatti, e in attesa di giudizio. Marcello Picardi, di Ponticelli, doveva lasciare il carcere nel 2023. Era stato condannato a 16 anni per l'omicidio di Umberto Improta, il 27 novembre del 2007 a San Giorgio a Cremano. Improta, imbianchino, fu vittima innocente in una rissa tra ragazzi di San Giorgio e coetanei di Ponticelli, tra i quali c'era anche il figlio del boss Sarno. Giovanni Favarola, invece, doveva lasciare il carcere il 29 dicembre. Era stato condannato a tre mesi per detenzione di arma. Giuliano Landieri, infine, appartenente a una nota famiglia di spacciatori di Scampia, era stato condannato a 8 anni e sarebbe dovuto uscire nel 2015. Il ministro Alfano ha inviato subito nel Sannio il capo del Dipartimento della Giustizia minorile Bruno Brattoli.

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Bologna, 17 agosto 2009 - Due detenuti sono evasi oggi pomeriggio dal nuovo carcere minorile di Bologna. Si tratta di un ganese di 20 anni, condannato a scontare una pena in carcere fino al 2017 per violenza sessuale e di un altro straniero di 17 anni. I due hanno aggredito l’agente di servizio e si sono arrampicati sui container che erano presenti in cortile, per lavori. A lanciare l’allarme sono, in una nota congiunta, il Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) e la Cgil. “Il carcere minorile di Bologna - spiegano i sindacati - nonostante sia in fase di ristrutturazione, ospita diversi detenuti. Pare assurdo - sottolineano - che l’amministrazione penitenziaria minorile, abbia deciso di volere aprire a tutti i costi la nuova struttura senza avere prima terminato i lavori di ristrutturazione e soprattutto senza avere inviato un adeguato numero di personale di polizia penitenziaria per garantire i livelli minimi di sicurezza dell’intera struttura”.“Probabilmente i due evasi - spiegano i sindacati - hanno approfittato di due fatti contestuali: l’esiguo personale di polizia presente nella struttura, e le carenze strutturali del nuovo carcere, anche dovute al fatto che è in fase di ristrutturazione. Dalle informazioni che abbiamo ricevuto, pare infatti che in servizio ci fossero solamente 3 agenti, successivamente rinforzato con una quarta unità rimasta in servizio oltre il proprio turno di servizio, proprio perché nella struttura non era presente un numero adeguato di personale. A coordinare i quattro agenti, era stato assegnato un sovrintendente. I due detenuti hanno aggredito l’agente di servizio ai cortili passeggi, e successivamente, hanno scavalcato la recinzione metallica dei cortili dove i detenuti beneficiano di un periodo all’aria aperta, per poi scappare sui containers e impalcature presenti nella nuova struttura da quando sono iniziati i lavori di ristrutturazione”. Sulla vicenda i sindacati chiedono ora “per l’ennesima volta un incontro con il capo del dipartimento della giustizia minorile per aprire un tavolo di confronto sulle tante criticità che investono la struttura bolognese”.

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