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giovedì 03 settembre 2009
Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 settembre 2009 )
 
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 {youtube}TyPHi8WNZEY{/youtube}BENEVENTO (27 ottobre) - Quattro giovani detenuti presso il carcere minorile di Airola, in provincia di Benevento, tutti tra i 19 e 21 anni, sono evasi pochi minuti prima delle ore 20 di ieri. Hanno preso in ostaggio, nella sala refettorio, tre agenti penitenziari, ferendoli e poi rinchiudendoli in una stanza. Sulla evasione la procura della Repubblica di Benevento ha aperto un'inchiesta. Le indagini saranno portate avanti dai carabinieri mentre la polizia penitenziaria ne ha avviata un'altra interna. A distanza di dodici ore viene intanto ricostruita con maggiore precisione l'evasione dei quattro detenuti, tutti originari del napoletano. Evitata una fuga di massa. «Se non ci fosse stato il tempestivo intervento di un agente penitenziario, oggi parleremmo di evasione di massa dall'Ipm di Airola», ha detto Eugenio Sarno, segretario della Uil Pa Penitenziari che in mattinata ha parlato al telefono con la direttrice dell'Istituto e con il Capo del Dipartimento della Giustizia Minorile, Bruno Brattoli. «Dopo la colluttazione al refettorio - spiega Sarno - alcuni detenuti impossessatisi delle chiavi hanno aperto le celle di una sezione. Il coraggio e la tempestività dell'agente, che ha fatto in tempo a chiudere il cancello di sbarramento, ha evitato che altri detenuti potessero evadere. Anche se c'è da sottolineare che alcuni, pur potendo, non hanno inteso evadere, attraverso la strada aperta loro dai quattro fuggiaschi». «Purtroppo - ha aggiunto il sindacalista - un agente ha riportato un grave trauma facciale con la perdita di quattro denti a causa dei colpi ricevuti. Gli altri due sono in evidente stato di choc. Ho parlato con il Direttore della struttura e con il Capo del Dgm. Entrambi ho espresso le nostre preoccupazioni ma al tempo stesso la nostra vicinanza, avendo ben presente in quali difficoltà sono chiamati ad operare. Il fatto stesso che alle 20.00 di ieri sera erano solo cinque gli agenti in servizio la dice lunga sulle condizioni operative», conclude Sarno. L'evasione è stata preceduta da una finta sommossa. Approfittando della pausa cena, i quattro detenuti sono riusciti ad immobilizzare due guardie carcerarie nel refettorio, aggredendole con pugni al volto. Impossessatisi delle chiavi di uno degli agenti di custodia, i quattro sono usciti dal portone e sono riusciti a impadronirsi di un'auto, una Lancia Musa. Percorrono pochi metri: grazie all'antifurto satellitare l'auto si blocca. I quattro scendono e bloccano un'Alfa 156. L'autista viene scaraventato fuori dall'abitacolo con violenza. I detenuti salgono e scappano via in un batter d'occhio. Sono immediatamente scattati i posti di blocco dei carabinieri in tutta la Valle Caudina e nelle province limitrofe. Dei quattro evasi, al momento, non si hanno notizie. Questa mattina è stata invece ritrovata nei pressi di Torre del Greco l'auto della fuga. Uno dei quattro, Manuel Brunetti, è accusato di omicidio. Un delitto che risale allo scorso mese di gennaio e che suscitò particolare scalpore a Napoli. Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, a pochi metri da Castelcapuano, la guardia giurata Umberto Concilio, venticinquenne, restò vittima di un’aggressione. Ferito gravemente mentre faceva la ronda tra banche e negozi del quartiere, morì il giorno dopo al Loreto Mare. La rapina avvenne perchè i giovani si volevano impossessare della pistola della guardia giurata. Sei mesi più tardi l’arresto di un giovane che aveva fatto parte del commando: proprio Manuel Brunetti, ancora minorenne all’epoca dei fatti, e in attesa di giudizio. Marcello Picardi, di Ponticelli, doveva lasciare il carcere nel 2023. Era stato condannato a 16 anni per l'omicidio di Umberto Improta, il 27 novembre del 2007 a San Giorgio a Cremano. Improta, imbianchino, fu vittima innocente in una rissa tra ragazzi di San Giorgio e coetanei di Ponticelli, tra i quali c'era anche il figlio del boss Sarno. Giovanni Favarola, invece, doveva lasciare il carcere il 29 dicembre. Era stato condannato a tre mesi per detenzione di arma. Giuliano Landieri, infine, appartenente a una nota famiglia di spacciatori di Scampia, era stato condannato a 8 anni e sarebbe dovuto uscire nel 2015. Il ministro Alfano ha inviato subito nel Sannio il capo del Dipartimento della Giustizia minorile Bruno Brattoli.

NAPOLI (24 novembre ) - La squadra mobile partenopea, coordinata dal primo dirigente Vittorio Pisani, ha bloccato all'alba Manuel Brunetti, 18enne napoletano, evaso dal carcere di Airola (Benevento) il 26 ottobre. Le incessanti ed articolate indagini, condotte dai poliziotti coordinati dal vicequestore Massimo Sacco, hanno consentito di individuare il fuggitivo nel Villaggio Coppola Pinetamare, in viale delle Camelie nei pressi di un'abitazione dove Brunetti aveva trovato rifugio. L'operazione all'alba. Gli agenti della squadra mobile, dopo giorni di appostamenti, sono riusciti a giungere alla localizzazione del rigugio di Brunetti. Dalla tarda serata di ieri, lunedì, è iniziato un lungo appostamento, con diverse pattuglie, nell'area compresa tra la Darsena di Castel Volturno e viale delle Camelie, nel villaggio Coppola Pinetamare. Gli agenti appostati in zona Darsena hanno dato l'allarme quando hanno scorto, nei pressi di un pub, 3 autovetture (una Daewoo matiz, una Fiat Punto ed una Mercedes Smart) giunte a tutta velocità e che hanno proseguito verso l’interno del villaggio Coppola in direzione della località Fontanablu. Le 3 vetture, giunte in viale delle Camelie, si sono fermate all'altezza di unha costruzione contrassegnata dai numeri civici 24-25, rimanendo con il motore avviato. Pochi minuti dopo, da quella costruzione è uscito un giovane, Manuel Brunetti, appunto, che è subito entrato nella Smart, alla cui guida vi era una donna. Dalla Daewoo, fermata al centro del Viale, sono discesi quattro giovani che si sono disposti a quadrilatero, tipo guardie del corpo, osservando a 360 gradi l’intera zona. Gli occupanti delle vetture si sono accorti dei movimenti di avvicinamento dei poliziotti e hanno tentato la fuga in direzioni diverse. La copertura di tutte le possibili vie di fuga, disposta dal vicequestore Massimo Sacco, ha consentito di bloccare le autovetture dopo circa 300 metri. Brunetti è stato arrestato e gli altri sei occupanti sono stati denunciati, in stato di libertà, per favoreggiamento personale. Un settimo, S.P. minorenne, è stato arrestato perché latitante: deve espiare la pena di un anno e sei mesi di reclusione per rapina. Il primo a essere ripreso, dopo la fuga dal carcere minorile di Airola fu Giovanni Favarolo, 19 anni. Nella serata del giorno successivo all'evasione fu bloccato nella zona di San Giovanni a Carbonara, nel centro storico di Napoli. Il giovane, che doveva scontare una pena fino al 29 dicembre, disse di essersi allontanato dal carcere per un amore non corrisposto. Figlio di un pregiudicato che risiede a Recale, nel Casertano, Favavorolo era stato arrestato a settembre dai carabinieri per detenzione abusiva di coltello. Prima dell'arresto viveva nel quartiere di Ponticelli con una nonna. Altri due dei quattro evasi, Marcello Picardi e Giuliano Landieri, furono arrestati dalla polizia penitenziaria a San Giorgio al Cremano. I due detenuti si trovavano nell'abitazione della famiglia di Picardi. A bloccarli sono stati gli stessi agenti in forza all'istituto penitenziario minorile di Airola. Sia Picardi che Landieri furono ricondotti nuovamente nell'istituto minorile di pena di Airola. L'evasione preceduta da una finta sommossa. Il 26 ottobre, approfittando della pausa cena, i quattro detenuti riuscirono a immobilizzare due guardie carcerarie nel refettorio, aggredendole con pugni al volto. Impossessatisi delle chiavi di uno degli agenti di custodia, i quattro uscirono dal portone e s'impadronirono di un'auto, una Lancia Musa. Percorsero pochi metri: l'antifurto satellitare bloccò la vettura. I quattro allora bloccarono un'Alfa 156. L'autista venne scaraventato fuori dall'abitacolo con violenza. Nella mattinata successiva la 156 venne ritrovata nei pressi di Torre del Greco. Manuel Brunetti, era in carcere per omicidio, ed è ora indagato per evesione e rapina pluraggravata. Il delitto risale al mese di gennaio: nella notte tra il 16 e il 17, a pochi metri da Castelcapuano, la guardia giurata Umberto Concilio, venticinquenne, restò vittima di un’aggressione. Fu ferito in maniera gravissima durante il suo giro di ispezione tra banche e negozi del quartiere. Concilio morì il giorno dopo al Loreto Mare. Sei mesi più tardi l’arresto di un giovane che aveva fatto parte del commando: Manuel Brunetti, ancora minorenne all’epoca dei fatti. Dalle indagini è risultato che la violenza si era scatenata dopo un tentativo di rapina durante il quale i banditi volevano impossessarsi della pistola del vigilante.

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Falstaff. Un laboratorio napoletano13/10/2007 ore 18:00, Teatro San Ferdinando Negli spazi del San Ferdinando Mario Martone conduce, con la collaborazione di Renato Carpentieri, Anna Redi (che compaiono anche in veste di attori), Raffaele Di Florio e Alberto Ferraro, un laboratorio rivolto a giovani attori e un piccolo gruppo di ragazzi del laboratorio teatrale dell’Istituto Penitenziario Minorile dell’isola di Nisida. L’accostamento di Nisida al San Ferdinando non è una scelta casuale: Martone rende omaggio alla memoria di Eduardo De Filippo e al suo forte legame con questi due luoghi: da una parte il teatro che fu suo, comprato in macerie e ricostruito con fatica dopo la guerra, dall’altra quello progettato e realizzato all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni e che lo ha visto impegnato in prima persona nel riscatto dei ragazzi ospiti. Il laboratorio di Mario Martone si concentra sull’ambiguo rapporto tra Falstaff e i giovani che lo attorniano, e ne individua una naturale ambientazione in una città “teatro di guerra” come Napoli.

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